Carissimi parrocchiani e pellegrini,
domenica scorsa, 27 settembre, abbiamo iniziato l’anno pastorale parrocchiale.
Pian piano stanno riprendendo tutte le varie attività; riprenderanno il percorso di iniziazione cristiana e i vari gruppi.
Quest’anno abbiamo la grazia di ricominciare tutta la nostra vita pastorale e di comunità a partire dagli 800 anni del Transito di san Francesco d’Assisi, un uomo che ha saputo andare incontro a sorella morte corporale con serenità, mettendosi nelle mani di Cristo Risorto.
San Francesco è morto la sera del 3 ottobre 1226, di sabato. Penso sia provvidenziale il fatto che il 3 ottobre 2026 sia di sabato e che la sua festa sia di domenica, giorno in cui ricordiamo la risurrezione di Gesù.
Per di più la nostra chiesa è il primo insediamento francescano a Padova: risale infatti al 1220, quando Francesco d’Assisi passò qui dopo essere sbarcato a Venezia di ritorno dalla Terra Santa. Inoltre custodiamo il luogo del Transito di un francescano illustre: S. Antonio di Padova.
Cosa può significare per noi oggi festeggiare questo anniversario, sia singolarmente, sia come parrocchia?
Penso che questa debba rimanere una domanda aperta per ciascuno di noi.
Tuttavia mi permetto di condividere cosa può significare per me, come parroco di questa comunità da circa un anno.
Sorella morte mi ricorda che solo il Signore è stabile, eterno. Tutto passa, ogni cosa ha un inizio e una fine; alcune cose, anche se belle e buone, che fanno parte della nostra storia (personale, civile, sociale, ecclesiale…) non possono più essere portate avanti: sono destinate a “morire”… Alcune cose non sono più proponibili perché il mondo di oggi è completamente diverso anche da soli 10 anni fa. Ad es. io non posso pretendere di fare qui alcune cose che facevo ad Assisi: sono “morte”! Sono chiamato ad incarnare il Vangelo oggi, in questo luogo e in questo tempo. Eppure, se le cose che “muoiono” sono state fatte secondo il Vangelo, per il bene delle persone e per amore, esse portano in sé un seme di vita e risurrezione, che porterà frutto con il tempo. Tutto questo è per me motivo di grande speranza, perché posso affrontare il futuro con fiducia e slancio, cercando di coltivare questi nuovi germogli ed essendo cosciente che la storia e la mia e la nostra vita è nelle mani di Dio.
Buon anno pastorale 2026-2027.
pax
p. Simone Tenuti
fonte: Lettera parrocchiale