Risonanze quaresimali
ELEVAZIONE SPIRITUALE CON MUSICA DA CAMERA
SANTUARIO ANTONIANO DELL’ARCELLA
Lunedì 23 Marzo 2026 ore 20:30
ENSEMBLE CAPPELLA FILARMONICA
Stefano Maria Torchio,
Violino e Direzione
Musiche di A. Vivaldi, J. S. Bach, G. B. Pergolesi intervallati da brani di letteratura sacra.
OFFERTA LIBERA – INFO E PRENOTAZIONI FINO A ESAURIMENTO POSTI: 049 60 55 17 – parrocchiaarcella@gmail.com
++++++
Testi per l’elevazione spirituale quaresimale, 23 marzo 2026 ++ Parrocchia S. Antonio d’Arcella
Proponiamo una vivace riflessione pastorale sul tema della croce. Un vescovo nota in una sacristia un dettaglio occasionale. Ispirato ne trae un pensiero pieno di speranza cristiana.
“Collocazione provvisoria”, da “Alla finestra la speranza” di mons. Tonino Bello, venerabile.
Nel Duomo vecchio di Molfetta c’è un grande crocifisso di terracotta.
Il parroco, in attesa di sistemarlo definitivamente, l’ha addossato alla parete della sagrestia e vi ha apposto un cartoncino con la scritta: collocazione provvisoria.
La scritta, che in un primo momento avevo scambiato come intitolazione dell’opera, mi è parsa provvidenzialmente ispirata, al punto che ho pregato il parroco di non rimuovere per nessuna ragione il crocifisso di lì, da quella parete nuda, da quella posizione precaria, con quel cartoncino ingiallito.
Collocazione provvisoria.
Penso che non ci sia formula migliore per definire la croce.
La mia, la tua croce, non so quella di Cristo.
Coraggio, allora, tu che soffri inchiodato su una carrozzella.
Animo, tu che provi i morsi della solitudine.
Abbi fiducia, tu che bevi al calice amaro dell’abbandono.
Non imprecare, sorella, che ti vedi distruggere giorno dopo giorno da un male che non perdona.
Asciugati le lacrime, fratello, che sei stato pugnalato alle spalle da coloro che ritenevi tuoi amici.
Non tirare i remi in barca, tu che sei stanco di lottare e hai accumulato delusioni a non finire.
Coraggio!
La tua croce, anche se durasse tutta la vita, è sempre “collocazione provvisoria”. Il Calvario, dove essa è piantata, non è zona residenziale. E il terreno di questa collina, dove si consuma la tua sofferenza, non si venderà mai come suolo edificatorio.
Anche il Vangelo ci invita a considerare la provvisorietà della croce.
C’è una frase immensa, che riassume la tragedia del creato al momento della morte di Cristo. “Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio, si fece buio su tutta la terra”. Forse è la frase più scura di tutta la Bibbia. Per me è una delle più luminose. Proprio per quelle riduzioni di orario che stringono, come due paletti invalicabili, il tempo in cui è concesso al buio di infierire sulla terra.
Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio.
Ecco le sponde che delimitano il fiume delle lacrime umane.
Ecco le saracinesche che comprimono in spazi circoscritti tutti i rantoli della terra.
Ecco le barriere entro cui si consumano tutte le agonie dei figli dell’uomo.
Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio.
Solo allora è consentita la sosta sul Gòlgota.
Al di fuori di quell’orario, c’è divieto assoluto di parcheggio!
Dopo tre ore, ci sarà la rimozione forzata di tutte le croci!
Una permanenza più lunga sarà considerata abusiva anche da Dio.
Coraggio, fratello che soffri.
Mancano pochi istanti alle tre del tuo pomeriggio.
Tra poco, il buio cederà il posto alla luce, la terra riacquisterà i suoi colori verginali e il sole della Pasqua irromperà tra le nuvole in fuga.
+++
Nell’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi, ascoltiamo il testo vibrante e diretto che frate Elia da Cortona, Ministro generale dei frati Minori, invia a tutti i frati del mondo per comunicare la triste notizia del “transito” del Serafico Padre. Nel dramma una “luce”: la scoperta delle sacre stimmate sul corpo di Francesco!
Lettera enciclica di frate Elia, a tutte le province dell’Ordine, sulla morte di San Francesco [passim]
[305] All’amato in Cristo frate Gregorio, ministro dei frati che sono in Francia, e a tutti i fratelli suoi e nostri, frate Elia peccatore augura salute.
[306] Prima di incominciare a parlare, io sospiro, e ben a ragione. Il mio ruggito è come acque dilaganti, perché ciò che temevo è avvenuto a me, è avvenuto a voi, e quello che mi spaventava è accaduto a me ed è accaduto a voi: il nostro consolatore si è allontanato da noi, colui che ci portava sulle sue braccia come agnelli, se n’è andato via in una regione lontana. Amato da Dio e dagli uomini, è stato introdotto nelle dimore della luce: […] .
Dobbiamo dunque rallegrarci grandemente per lui, ma dolerci per noi, perché dal momento della sua assenza, ci avvolgono le tenebre e ci copre l’ombra della morte. Una perdita per tutti, ma uno speciale pericolo per me […] circondato da molte occupazioni e oppresso da innumerevoli flagelli.
Perciò vi scongiuro: piangete con me, fratelli, perché anch’io sono in grande dolore e mi affliggo con voi: siamo rimasti orfani, senza padre, privati della luce dei nostri occhi.
[307] Veramente la presenza del fratello e padre nostro Francesco era vera luce, non solo per noi che gli stavamo vicini, ma anche per quelli che erano lontani da noi per professione di vita.
Era infatti una luce mandata dalla vera luce, che illuminava quanti erano nelle tenebre e sedevano nell’ombra della morte, per dirigere i loro passi sulla via della pace.
Questo egli ha fatto, come vera luce meridiana: Colui che sorge dall’alto illuminava il suo cuore e accendeva la volontà di lui con il fuoco del suo amore: ed egli predicava il regno di Dio e convertiva il cuore dei padri verso i figli e gli stolti alla prudenza dei giusti […]. Il suo nome fu divulgato fino alle isole lontane, e tutta la terra ha guardato con stupore le sue mirabili imprese.
[308] Perciò, figli e fratelli miei, non vogliate abbandonarvi a una tristezza eccessiva, perché Dio, padre degli orfani, ci conforterà con la sua santa consolazione.
E se piangete, fratelli, piangete su voi stessi e non su di lui. Noi, infatti, nel bel mezzo della vita siamo nella morte, lui invece è passato dalla morte alla vita.
Rallegratevi, perché prima di esserci rapito […] ha benedetto tutti i suoi figli e a tutti ha perdonato le colpe, che possono essere state commesse o pensate da qualcuno di noi contro di lui.
[309] Detto questo, vi annuncio una grande gioia, un miracolo del tutto nuovo. Non si è mai udito al mondo un portento simile, fuorché nel Figlio di Dio, che è il Cristo Signore. Non molto tempo prima della sua morte, il fratello e padre nostro apparve crocifisso, portando nel suo corpo le cinque piaghe, che sono veramente le stimmate di Cristo. Infatti, le mani e i piedi di lui recavano come delle trafitture di chiodi, inferte da entrambe le parti, che mantenevano delle cicatrici e mostravano il colore nerastro dei chiodi. Il suo fianco appariva colpito da una lancia, ed emetteva spesso gocce di sangue.
[310] Mentre il suo spirito viveva ancora nel corpo, non aveva apparenza, ma il suo volto era disprezzato e non era rimasto in lui membro che non fosse straziato. Per la contrazione dei nervi, le sue membra erano rigide, come sogliono essere quelle di un uomo morto; ma dopo la sua morte il suo aspetto divenne bellissimo, splendente di mirabile candore e consolante a vedersi. E le membra, che prima erano rigide, divennero assai morbide, pieghevoli qua e là nelle loro varie posizioni come quelle di un tenero fanciullo.
[311] Perciò, fratelli, benedite il Dio del cielo ed esaltatelo davanti a tutti, perché ha fatto scendere su di noi la sua misericordia. […]
Pregate per lui, come egli stesso ci ha chiesto prima [di morire], e pregate lui, perché Dio renda anche noi partecipi con lui della sua santa grazia. Amen.
[312] Il 4 ottobre, giorno del Signore, nella prima ora della notte precedente, il padre e fratello nostro Francesco è migrato a Cristo.
E allora dico a voi, dunque, fratelli carissimi, ai quali perverrà questa lettera: seguendo le orme del popolo di Israele che ha pianto su Mosè e Aronne […] diamo sfogo alle lacrime, noi che siamo stati privati del conforto di così grande padre.
[313] E benché sia cosa pia condividere il gaudio di Francesco, è cosa pia anche piangere Francesco.
È infatti sentimento di pietà godere con Francesco, perché egli non è morto, ma se n’è andato al mercato del cielo, portando con sé il sacchetto del denaro, per ritornare nel plenilunio.
Ma è espressione di pietà anche piangere Francesco, perché colui che andava e veniva come Aronne, portando a noi dal suo tesoro cose nuove e cose antiche, e consolandoci in ogni nostra tribolazione, fu tolto di mezzo a noi, ed ora possiamo dirci orfani, senza padre.
Ma poiché sta scritto: A te si abbandona il povero, dell’orfano tu sei sostegno, voi tutti, fratelli carissimi, pregate con insistenza affinché, se la piccola brocca di creta è stata infranta nella valle dei figli di Adamo, tuttavia quel sommo Vasaio si degni di plasmarne un’altra, che sia meritevole d’onore e stia sopra la moltitudine del nostro popolo, e ci preceda alla battaglia, come vero Maccabeo.
[314] E poiché non è cosa superflua pregare per i defunti, pregate il Signore per la sua anima. […] Amen. Frate Elia, peccatore.
+++
Il «Laudario di Cortona» è una preziosa raccolta manoscritta del tardo XIII secolo, contenente laudi devozionali in volgare italiano, conservata presso la Biblioteca del Comune e dell’Accademia Etrusca di Cortona. È considerato la più antica raccolta esistente di canti religiosi in volgare con notazione musicale. Da tale raccolta ascoltiamo il XXIII testo poetico dedicato alla morte di Cristo.
Dal Laudario di Cortona: canto XXIII + “De la crudel morte del Cristo”
De la crudel morte del Cristo
ogn’om pianga amaramente.
Quando Juderi Cristo pilïaro,
d’ogne parte lo circumdaro,
le sue mane strecto legaro,
como ladro villanamente.
Trenta denar fo lo mercato
che fece Juda e fo pagato:
mellio li fora non esser nato
ch’aver peccato sì duramente.
De la crudel morte del Cristo
ogn’om pianga amaramente.
A la colonna fu spolïato,
per tutto ‘l corpo flagellato,
d’ogne parte fo ‘nsanguinato
commo falso amaramente.
Tutti gridaro ad alta voce:
«Moia ‘l falso, moia veloce;
sbrigatamente sia posto en croce,
che non turbi tutta la gente».
De la crudel morte del Cristo
ogn’om pianga amaramente.
Li soi compagni l’abbandonaro,
tutti fugiero e lui lassaro;
stando tormento forte ed amaro
de lo suo corpo per la gente.
Molt’era trista santa Maria
quando ‘l suo figlio en croce vedea;
cum gran dolore forte piangea
dicendo: «Trista, lassa, dolente».
De la crudel morte del Cristo
ogn’om pianga amaramente.